Lettera al virus

Caro virus,

Stefano Mozzati durante la sua battaglia personale in ospedale contro il covid. “Sono passato da essere blu come un alieno ad essere vivo….io l’ ho guardato negli occhi il virus..e..l’ho fatto a fette!” ha detto.

a quanto pare hai perso: se credevi di mandarci in crisi,  ti sei sbagliato di grosso!

 È vero, la scuola è ormai chiusa dal lontano 22 febbraio e tra noi c’è anche qualcuno che conta i giorni passati come se fossimo in guerra ma, nonostante tutto, il sorriso non ci manca.

 La situazione, purtroppo, ha avuto pesanti effetti negativi su tutti noi abituati alla vita all’aperto, ad uscire in gruppo, a ritrovarci assieme agli amici per andare al cinema. Ma è altrettanto vero che le cose davvero importanti, quelle che si reputano essenziali per la crescita di un ragazzo, come la scuola, si sono rigenerate in altre forme più efficienti e dinamiche.

Sei settimane in cui tu, carissimo virus, hai stravolto tutta la didattica con la tua presenza minacciosa, salvata però grazie ad un Corpo Docente … Dotto (D.O.C!!!). 

I miei professori, tutti giovanissimi (e aggiungo: sempre “sul pezzo”), si sono adeguati alla ‘stra-ordinaria” situazione in pochissimo tempo e con ogni mezzo necessario. Non hanno fatto mancare nulla alla nostra istruzione e, come veri giocatori di poker, hanno utilizzato tutte le carte a loro disposizione (inclusi i jolly!), riuscendo persino a sorprenderci con stratagemmi all’avanguardia anti-copiatura, incluso un programma che controlla se i nostri compiti stati scaricati da internet. Insomma, negletto virus, qui non c’è scampo neanche per noi alunni, perché qui si fa sul serio.

Quasi che la troppa efficienza mi fa sentire un po’ la nostalgia dei miei ex professori ultrasessantenni che non sapevano accendere neanche la LIM…  scherzo, ovviamente! Sono contento e orgoglioso che grazie a loro io e i miei compagni di scuola potremo concludere l’anno senza lacune nei programmi. 

E poi, a dirla tutta, le video-lezioni non sono poi così male: nei contenuti esposti non si notano sostanziali differenze ed è confortevole non svegliarsi presto; davanti a quello schermo alla fine ci sei solo tu che guardi la lavagna della prof e non ci sono altre distrazioni perché, parliamoci chiaro, chi non ha mai scambiato due parole con il compagno di banco?!

È vero, i tuoi contagi sono stati e sono ancora un rischio concreto per l’Italia e per il mondo intero, ma c’è anche un’altra verità che devi sapere: a noi ragazzi non solo hai fatto scoprire un nuovo modo di studiare che sa riempire la nostra giornata senza annoiare, ma anche il valore del tempo libero, della famiglia e degli abbracci, quelli degli amici veri. 

Per ora è tutto.

… grazie Corona per avermi ascoltato, spero tu sia presto debellato.

Non più tuo,

Stefano.

Giorgio Scianna: videolezione con gli studenti

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E’ la prima volta che scrivo per il Blog della scuola, non mi era mai capitato prima, quindi mi sento un po’ emozionato. Il mio obiettivo è raccontare l’incontro virtuale avvenuto lo scorso 25 marzo con Giorgio Scianna, autore del libro “Qualcosa ci inventeremo” (Einaudi).

Ho accolto con piacere la proposta di farlo perché la lezione mi aveva proprio appassionato.
In occasione delle video lezioni fatte per il Coronavirus le classi I e II del nostro liceo hanno incontrato l’autore pavese. Ognuno di noi aveva già letto e commentato insieme alle insegnanti il testo.


Personalmente Il libro mi aveva molto interessato ed emozionato, ma il racconto sentito dalle dirette
parole dello scrittore mi è piaciuto ancora di più. Scianna si è rivolto a noi studenti in modo molto confidenziale e colloquiale, usando un linguaggio semplice e coinvolgente: dopo aver sintetizzato la trama del suo romanzo ha risposto in modo molto esauriente alle domande che ciascuno di noi gli ha posto. Nel farlo ha scherzato e mostrato, allo stesso tempo, pur essendo un adulto, di essere vicino a noi giovani.Il romanzo ha come protagonisti due fratelli che rimasti improvvisamente orfani, vivono da soli a Milano ma sono sotto la tutela di uno zio di Pavia. Il più grande si mette nei guai e il romanzo lascia con il fiato sospeso fino alla fine.
Il messaggio più importante che Scianna ha voluto darci è la riflessione sulla conclusione del romanzo: al termine il protagonista trova il coraggio di mettere da parte il suo orgoglio e chiede aiuto per uscire dai guai. Per noi ragazzi a volte è difficile farlo, ma l’autore ha messo in luce come sia un passo decisivo di crescita e maturazione.

Sicuramente sia dalla lettura che dalle parole dello scrittore, noi ragazzi abbiamo potuto riflettere anche su come siamo fortunati, anche se a volte non ce ne rendiamo conto. Alcune responsabilità che riteniamo grandi, non sono nulla in confronto a quelle che hanno dovuto gestire i due protagonisti del romanzo.

Sarei stato ad ascoltarlo molto più di un’ora, come penso gli altri miei compagni e mi auguro di poter
ripetere presto un’esperienza così, che credo abbia arricchito tutti noi, docenti compresi.


Matteo Bodini classe I

"Sto imparando il valore della salute e della libertà"

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Museo Magritte a Bruxelles

Oggi è il 18 marzo e sono passate circa quattro settimane da quando abbiamo saputo dai telegiornali che un nuovo virus molto contagioso è arrivato in Italia e da quel giorno abbiamo tutti paura, io compreso. Le scuole sono state chiuse, i paesi con le saracinesche dei negozi abbassate sono deserti e infondono un profondo senso di desolazione; il mondo intero sta vivendo una profonda crisi economica e sanitaria senza precedenti chiedendo ad ognuno di noi di cambiare le proprie abitudini quotidiane ed il proprio stile di vita.

E’ vero, all’inizio quando ho saputo che la scuola sarebbe stata chiusa mi è sembrata una piacevole novità, ma quando la cosa si è fatta tremendamente seria e la chiusura ha iniziato a prospettarsi molto lunga la realtà mi è apparsa in tutta la sua drammaticità e complessità. Non andare a scuola per così tanto tempo ha cambiato i ritmi della giornata, e mi sono trovato davanti ad una situazione alla quale ero del tutto impreparato. Mi sono sentito vuoto, perso, senza un punto di riferimento importante, imprigionato in casa a cercare di capire cosa si poteva o non si poteva fare. E se devo essere sincero, rimpiango la scuola.


Il timore e l’ansia per un pericolo che non si vede, le notizie tragiche che affollano la quotidianità, le lezioni on line, i compiti…. questo è quello che vivo ogni giorno. Purtroppo si tratta di un virus subdolo, facilmente trasmissibile, e per un ragazzo un po’ ipocondriaco come me non è semplice.

Ho paura, tanta paura che anche a me ed alla mia famiglia possa succedere di contrarre questa malattia. Da buon cittadino cerco di seguire alla lettera le regole che il Governo ed il Ministero della Salute hanno imposto e mi arrabbio molto quando vengo a conoscenza del fatto che molte persone, invece, non hanno nessun tipo di rispetto verso gli altri, ma soprattutto verso se stessi. Si vedono gruppi di ragazzi che si ritrovano a fare pic-nic, persone che affollano i supermercati e che vanno in giro come se niente fosse, noncuranti del pericolo, e mi chiedo come possano vivere trasgredendo delle regole fondamentali per il bene della comunità e del nostro Paese.

Guernica di Pablo Picasso

Ogni giorno puntualmente alle h, 18 seguo la diretta televisiva in cui il Capo della Protezione Civile, Dr. Angelo Borrelli, ci aggiorna circa l’andamento e l’evoluzione dell’epidemia, ora considerata pandemia, per capire se ci sono dei margini di miglioramento e di regressione, ma per ora è solo un bollettino di guerra! Ogni giorno è peggio, i contagi sono sempre in aumento ed anche i decessi, purtroppo. Il mio pensiero allora vola a tutte quelle persone che a causa di questo terribile virus muoiono completamente sole, in un letto asettico di un ospedale, senza la vicinanza dei propri cari, senza una parola di conforto, senza un ultimo abbraccio. Quanta tristezza e quanta sofferenza! Non so se io riuscirei a sopportare un dolore simile.

Per distrarmi e non farmi prendere dallo sconforto non mi rimane quindi che pensare alla mia “vecchia” vita: agli allenamenti di basket che oltre ad essere un momento di aggregazione sono una valvola di sfogo; alla possibilità di uscire a prendere un gelato; agli amici che mi mancano molto.


Ci sentiamo quotidianamente tramite messaggi ma non è come incontrarsi di persona, ridere, scherzare, guardarsi negli occhi e chiacchierare del più e del meno durante una passeggiata in paese oppure durante una partitella all’Oratorio.
Ora l’argomento di discussione riguarda solo la situazione attuale che stiamo vivendo e tutti siamo concordi nel pensare che dobbiamo fare del nostro meglio, rispettando le regole, per fare in modo che questo periodo passi il più in fretta possibile e diventi solo un brutto ricordo che rimarrà nella storia del nostro Paese e che molto probabilmente, un giorno, potremo raccontare ai nostri figli.

Sicuramente mi ricorderò di questo momento per tutta la vita, mi ricorderò l’odore del disinfettante che uso sulle mani tutti i giorni, della clausura forzata, della distanza “di sicurezza” da mantenere, delle mascherine pronte in caso di necessità, delle continue raccomandazioni di restare a casa.
Spero solo che tutto questo finisca in fretta, che tutte le persone colpite da questo virus possano guarire presto, che ci si possa incontrare senza la paura di abbracciarsi e che tutte le persone in quarantena possano essere libere di uscire dalle proprie case e sentire il sole sulla pelle.

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Scena tratta dal film Jules e Jim

Questa esperienza ha sicuramente modificato il mio modo di guardare il mondo e dopo questa emergenza ci saranno due cose che apprezzerò molto di più: la salute e la libertà.
La salute perché ho capito che è il bene più prezioso che possediamo e che dobbiamo custodire con molta attenzione. Godere di buona salute vuol dire riuscire a svolgere tutte le azioni giornaliere senza problemi, sentirsi bene con se
stessi e anche all’interno della società, ci consente di godere la vita in pieno e in tutte le sue sfaccettature.

La libertà perché oggi è spesso un concetto che appare scontato e banale, ma è una delle maggiori conquiste dell’uomo.

Voglio concludere con questa frase ricca di speranza che è diventata il motto di questi giorni: “Andrà tutto bene“.

Stefano Perrucci, classe I

Quant'è assordante il rumore del silenzio?

È questo ciò che mi chiesi più di un anno fa, rinchiusa nella mia piccola stanza, mentre fissavo il muro.

Sono sempre stata una persona particolarmente ansiosa, ma non avrei mai pensato di dover affrontare ogni giorno il peso di una crisi d’ansia, che fosse per strada o nel corridoio della mia vecchia scuola, con gli occhi impauriti e straniti di chiunque puntati addosso. “Stai tranquilla”, mi ripetevano. Ma come potevo abbassare la guardia quando sapevo che avrei potuto perdere il controllo da un momento all’altro, per giunta in un luogo che non mi faceva sentire al sicuro?  Le sofferenze dell’anima sono invalidanti tanto quanto i problemi fisici.

Ora la mia situazione è sicuramente migliorata e riesco ad affrontare le mie giornate scolastiche con serenità, ottenendo anche dei risultati molto soddisfacenti.

Conosciamo tutti ciò che sta accadendo in Italia nelle ultime settimane e noi alunni seguiamo le lezioni online dai nostri cellulari, tablet o computer. La domanda che mi pongo è: c’era davvero bisogno del Covid-19 per far apparire nella nostra società, oramai sull’onda tecnologica, un nuovo metodo tramite il quale apprendere? E se questa innovazione fosse arrivata un anno fa (chiaramente senza lo sviluppo di un virus, che si propaga alla velocità della luce)? Magari non avrei perso l’anno, magari avrei seguito da casa le lezioni senza l’ansia di dover andare a scuola, attenuando il mio incubo nella mia zona comfort. Ma è inutile concentrarsi sul passato, perdendo di vista il presente, grazie al quale stiamo ricordandoci quanto sia importante fare squadra, essere solidali l’uno con l’altro. Un po’ come mostrava il caro Leopardi nella “Ginestra”: per superare le difficoltà è necessaria la solidarietà tra uomini, la “social catena”.

Penso ai milioni di ragazzi come me che, a causa di una sofferenza interiore, una chemioterapia, un incidente, l’attacco di un bullo, sono costretti a cedere il loro “diritto allo studio”, rintanandosi in casa o in ospedale, e domandandosi: “quant’è assordante il rumore del silenzio?”. Certo, probabilmente aver accesso ad una scuola online non risolverà i problemi del mondo, ma ogni goccia contribuisce a riempire il vaso. Dunque, perché non apprendere da questa situazione e filtrare ciò che di buono è stato fatto? Schiacciare il tasto di un computer per rendere visibile la lezione ad un ragazzo può sembrare un gesto superfluo e insignificante, ma, dall’altra parte, per chi vuole davvero nutrirsi di cultura e migliorare se stesso, può essere la chiave che apre un nuovo mondo.

Ginevra, classe V

Il progetto del blog

Il blog nasce dal desiderio di dare voce e spazio alle alunne e agli alunni del liceo scientifico Olivelli di Pavia. In questo spazio ognuno può esprimere opinioni, pensieri, ma soprattutto condividere competenze e talenti. Chi sa disegnare, scrivere, recensire, raccontare storie, fotografare o ha fatto esperienze particolari che desidera condividere…. beh, questo spazio è per lui. Chi ha visto un film, letto un libro, visto un concerto, usato un nuovo videogioco può condividere qui la sua esperienza! Allo stesso modo chi vuole commentare fatti accaduti, ragionando di attualità e società trova un luogo di confronto e condivisione.

Lo spazio però è anche per chi non crede di avere particolari talenti, ma cerca ispirazione, osserva cosa fanno i compagni della sua e delle altre classi e si confronta silenziosamente… perché a volte le idee nascono in modo impensato e inaspettato. Osservando, leggendo e ragionando purché ci si lasci stupire in modo anarchico e destrutturato: perché come diceva Melville, il “padre” di Moby Dick, in certe imprese un accurato disordine è il metodo buono! 😉

Buona lettura a tutti 🙂

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